INTERVISTA A ROBERTO ZANDA

SCARPONI. Sono fondatrice di una rivista, che si chiama Africanpeoplenews ed ho scritto un libro sulla Namibia, da qui il mio interesse per il tuo progetto di attraversare il deserto del Namib.

Vorrei chiederti innanzitutto che cos'è per te lo sport.

ZANDA. Lo sport è vita, lo sport è salute, lo sport è aggregazione, lo sport è tante cose. Senza lo sport penso che uno non riesca ad assaporare bene il concetto di vita, perché lo sport per me è stato anche un riscatto verso la vita perché provengo da un quartiere povero di Cagliari, sono il settimo di nove figli e dunque la mia infanzia non l'ho vissuta con i miei genitori ma l'ho vissuta all'interno di un collegio. Dunque per me è stato anche un riscatto appunto orientato verso quella che è stata la mancanza di una famiglia e tanto altro. Sarebbe lungo da spiegare, però lo sport per me è stato veramente aggregazione, vuol dire compagni, perché provengo anche dal Triathlon, sono anche presidente di una società di Triathlon a Survival e dunque vuol dire compagni, vuol dire amicizie e tante altre cose; mentre quand'ero piccolo un po' ho sofferto questo tipo di compagnia.

SCARPONI. Qual è l'esperienza più bella che hai provato nella tua vita facendo il corridore.

ZANDA. Se parli delle maratone di esperienze bellissime ne ho fatte tantissime, ma quella che ricordo meglio e che mi è dentro il cuore è il deserto del Niger, quando allora si poteva andare, mentre adesso è un po' pericoloso. Ricordo benissimo queste carovane di Tuareg, carovane composte da 50-60 cammelli che attraversavano il deserto per 600 km, per andare a prendere il sale e poi rivenderlo al mercato. Questa era una gara, un'ultramaratona, non-stop di 600 km che ho fatto nel 2006.

Poi ricordo benissimo anche la notte quando con i tuareg facemmo il campo e io stavo qua di stanza perché era sempre meglio non stare troppo vicino non conoscendo i personaggi, però è stata un'esperienza bellissima e affascinante, a parte il deserto, ma soprattutto vedere i famosi tuareg. 

SCARPONI. Hai attraversato altri deserti?

ZANDA. Sì, ho attraversato molti deserti. Ho attraversato il Marocco, l'Oman, l'Australia, l'Arizona, diciamo che ho toccato tutti e cinque i continenti. Ho attraversato il deserto dell'Iran, insomma quasi tutti i deserti li ho attraversati.

SCARPONI. Adesso quindi ti avvicinerai al deserto più antico del mondo.

ZANDA. Sì, mi avvicinerò al deserto della Namibia con una condizione fisica, che ormai come sai benissimo avendo io due protesi al posto delle gambe e senza mani. Dunque sarà una grandissima esperienza per me, ma soprattutto anche per tutte le persone che hanno dei problemi come ce li ho io, ma che poi sono problemi che io non considero un problema. Mi considero una persona abbastanza normale, però è forse la prima volta che una persona diversamente abile potrà fare una gare in autosufficienza alimentare di 250 km nel deserto forse più affascinante del mondo, che è quello della Namibia. È sempre stato il mio sogno. Adesso mi si potrebbe dire che sono un pazzo, perché in queste condizioni fisiche sarebbe difficile farlo, ma ho fiducia nei miei mezzi, ho fiducia nella mia testa, ho fiducia nella tecnologia e penso senz'altro di riuscire a percorrere questo bellissimo deserto, anche con il supporto dell'organizzazione che mette a disposizione lo staff.

SCARPONI. E quale sarebbe questa organizzazione? 

ZANDA. Racing the Planet. La trovate anche su internet.

SCARPONI. Da parte nostra intanto ti chiediamo di fare una foto con la nostra maglietta di Africanpeoplenews e poi - speriamo - nei primi giorni di settembre organizzeremo la presentazione proprio del mio libro della Namibia e verrà anche il Console onorario di Namibia a presentare il suo libro sull'Africa australe, essendo il nipote di Amundsen l'esploratore e quindi vorremmo invitare anche te.

Mi è stato detto che hai scritto un libro sulla tua vita.

ZANDA. Sì, il libro è in fase di realizzazione e dobbiamo vedere poi i tempi dell'uscita del libro. Sarà un po' una sorpresa. Diciamo che è la storia della mia vita, almeno dall'infanzia, con la fase finale della tragedia che mi è successa, tragedia tra virgolette perché poi sono vivo e dunque sono contentissimo, sono soddisfatto di aver portato a casa la pelle come si dice, perché anche vivere in queste condizioni è bellissimo.

SCARPONI. Che cosa hai trovato in quella giornata in cui ti sei perso nei ghiacci a 50° sotto zero?

ZANDA. Quello che ho trovato sono delle emozioni fortissime e difficili da spiegare ad una persona. Diciamo che è stata un'esperienza, non dico neanche traumatica, lì ho toccato con mano la morte perché l'ho vissuta e mi è stata compagna per tutta la notte e per tutta la giornata successiva sino alle 15 perché nelle condizioni in cui ero, scarse e senza guanti, sapevo benissimo che se avessi avuto fortuna avrei perso gambe e piedi, altrimenti avrei perso proprio la vita come dicono i medici che dicevano che nove su dieci sarebbero morti al mio posto. Forse tutto quello che mi sono portato sin dall'infanzia, la mia preparazione mentale e fisica mi ha portato ad uscire fuori da questo dramma.

SCARPONI. Che cosa pensi di trovare nel deserto del Namib oltre ad incontrare i bushman invece.

ZANDA. Intanto voglio trovare molta serenità, quella che mi dà il deserto e molta pace. È sempre una scoperta all'interno di me stesso. Poi io amo i silenzi e dunque per me sarà un'esperienza che mi riporterà ai sogni che ho sempre desiderato, perché lì sognerò tantissimo, avrò tanto tempo per sognare e soprattutto per ritornare un po' indietro e ripercorrere la mia vita sin dall'infanzia. Sarà un bel viaggiare!

SCARPONI. Quale percorso farai?

ZANDA. Quello ancora devo deciderlo insieme all'organizzazione. Ancora non ho visionato bene le carte. Ho fatto solo la preiscrizione e dunque adesso comincerò ad informarmi bene su quelli che sono i percorsi e poi al limite ti farò sapere benequal è il percorso.

SCARPONI. Io sono stata fino alla prima oasi del deserto del Namib ed è stato meraviglioso perché c'era un silenzio incredibile e camminare all'alba tra la sabbia è bellissimo, si sente il proprio respiro all'interno di un mondo sconosciuto e silenzioso.

ZANDA. È quello che cercherò di riprovare, perché l'ho provato in quasi tutti i deserti.

SCARPONI. Il deserto del Namib è l'unico al mondo le cui dune arrivano sino al mare.

ZANDA. Sì, è vero! Sono sempre stato affascinato da quel deserto e purtroppo per questioni di sponsorizzazione non l'ho potuto fare e per questa volta, anche in termini di sponsor che mi ci porteranno per questa gara, sarà veramente emozionante.

Cercherò di tenermi sempre in contatto con te anche per avere qualche info su quello che è il deserto.

SCARPONI. Molto volentieri. Se potremo cercheremo pure di essere presenti in qualche modo, perché abbiamo parecchi corrispondenti anche in Namibia. Se posso vengo anch'io perché il deserto del Namib è meraviglioso.

C'è la popolazione più antica del mondo probabilmente, non si può dire con certezza, e sono i boshimani. Li incontrerai probabilmente e mi piacerebbe sapere quali emozioni proverai, perché io sono rimasta scioccata e per poco svenivo dall'emozione forte quando li ho incontrati.

ZANDA. Ti invidio perché tu l'hai già provata e mi auguro di provarla anch'io.

SCARPONI. Ho faticato già ad arrivare sulle prime dune.

ZANDA. Pensa un po' che io ci dovrò arrivare con due protesi al posto delle gambe, con delle ghette che mi proteggeranno le protesi che sono di alta tecnologia per la sabbia, però intanto mi allenerò qui in Sardegna sulle dune più alte d'Europa nella zona di Piscinas. Dunque mi allenerò lì dove veramente tasterò le mie nuove protesi, che lo sponsor mi darà.

SCARPONI. Queste protesi quindi funzionano molto bene sulla sabbia che è morbida?

ZANDA. Sì, funzionano bene! Io, con queste protesi, che ho da circa due mesi e mezzo (forse sono io che sono un miracolo, sono testardo e avevo voglia di rimettermi in gioco) mi trovo benissimo, cammino benissimo e non appena i monconi saranno definitivi cambierò l'invaso e potrò anche correre. Invece con queste no perché hanno una specie di calzettone e silicone che mi tiene la protesi al quadricipite.

SCARPONI. Quando pensi di poter fare quest'esperienza nuova nel deserto del Namib?

ZANDA. In aprile prossimo e dunque non ho molto tempo per prepararmi. Adesso sto cominciando a camminare, perché è importante che riprenda il funzionamento delle articolazioni e soprattutto del quadricipite, glutei e altri muscoli che mi servono per la corsa. Mi sto allenando qui alla spiaggia del poeta; sto facendo anche un po' di sabbia; sto percorrendo circa 10 km al giorno. Quando avrò un'autonomia di circa 40 km giornalieri vorrà dire che sarò pronto per la Namibia.

SCARPONI. Sai che il deserto del Namib cambia continuamente aspetto perché il vento trasporta i granelli di sabbia?

ZANDA. Non lo sapevo questo, ma mi affascina quello che mi stai dicendo.

SCARPONI. Cambia anche colore di momento in momento.

Ho montato un documentario che ti manderò non appena sarà pronto. Ho fatto un documentario sia del deserto del Namib per quanto è stato bello e si sente persino il vento del deserto. Poi uno in particolare sui boshimani e le popolazioni locali che sono meravigliose. Le Himba sono bellissime!

Speriamo di averti a settembre all'Isola Tiberina per presentare il tuo libro.

ZANDA. Speriamo bene che riusciamo a fare questa bellissima sorpresa in questo libro della mia storia. Ci stiamo lavorando intensamente e speriamo di rispettare i tempi.

SCARPONI. L'hai terminato.

ZANDA. Diciamo che manca ancora, perché - ripeto - la mia vita è una vita molto intensa, non è un libricino da quattro pagine, perché ho tante di quelle esperienze di vita che veramente il giornalista che mi sta seguendo è affascinato da tutto quello che gli sto dicendo, dalla mia storia.

SCARPONI. Sei un eroe oltretutto, oltre che un grande sportivo.

ZANDA. Eroe no! Sono una persona normale che una notte ha dovuto combattere contro la morte per sopravvivere e penso che altre persone l'avrebbero fatto. Tra l'altro sono sardo e i sardi sono molto cocciuti. Rappresento un popolo, la mia Nazione e dunque quella notte ho pensato tanto anche agli amici che erano qui in Sardegna che mi seguivano in continuazione. C'è stato un momento dove mi stavo lasciando andare e poi c'è stato uno scatto, non so cosa mi sia scattato in testa, ma anche scalzo mi sono alzato e ho cominciato a girare tutta la notte per restare possibilmente vivo. Non ci speravo perché neanche ci pensavo; pensavo solo a muovermi perché ero un po' fuori di testa, però l'indomani ho realizzato che forse sarebbe stato bello vivere, che poi è quello che è successo, e nonostante mi manchino i piedi e le mani sono contentissimo di essere vivo e felicissimo. Mi godo la vita giorno per giorno ed è un insegnamento che voglio dare a tutti e che sto dando qui in Sardegna con tutte le persone che giornalmente mi fermano e vedendo me si rincuorano. Magari qualcuno ha dei problemi e qualcuno è riuscito anche a risolverli seguendo la mia storia.

SCARPONI. Penso che la tua sia un esempio di un italiano che non si ferma mai e che dev'essere conosciuto nel mondo.

ZANDA. Non lo so, però vedo che tante persone veramente mi hanno mandato migliaia di messaggi. Alcune persone mi hanno raccontato di aver risolto i loro problemi seguendo la mia storia e prendendo ad esempio quello che ho fatto io per sopravvivere. Dunque questo mi riempie di gioia e quando sento queste persone dico tra me che ne è valsa la pensa combattere la notte ed essere vivo in questo momento.

SCARPONI. Sei stato, oltre che coraggioso, veramente anche forte di carattere e non ti sei lasciato andare mai, neanche nei momenti più difficili e per questo sei un eroe.

ZANDA. Ho sempre combattuto.

SCARPONI. Poi conoscerai Petter Johannesen, che è il Console onorario di Namibia e che è il nipote di Amundsen un esploratore. Purtroppo la sua vita è finita sull'Artico.

ZANDA. Sì, conosco la storia! Sarà veramente una bella esperienza.

SCARPONI. Ti ritroverai tra persone che amano oltrepassare i limiti.

ZANDA. Ci sono anche persone che tutto sommato stanno lì a criticare l'operato di noi atleti, perché alcuni dicono ma chi te l'ha fatto fare, forse era meglio che ti fermassi e roba del genere. Ci sono tanti alpinisti che sono morti cercando di arrivare in cima. Tanti atleti, paracadutisti, che conosco e che sono morti portando avanti la loro idea dello sport, il loro piacere di fare sport a modo loro e questo è anche il mio approccio verso le maratone e verso il Canada, che sono esperienze di freddo. È un approccio che ho sempre desiderato avere. È andata come è andata, però in tutto questo il freddo mi ha sconfitto e anzi ti dirò che in parte ho vinto anche il freddo restando vivo.

SCARPONI. Riceverai il mio libro che domani ti spedisco insieme alla maglietta, perché l'indirizzo tuo me l'ha dato Giovanna prima.

ZANDA. Mia moglie, sì!

SCARPONI. Sì. Nel mio libro alla fine troverai una frase che riguarda gli uomini in generale e dice che proprio, anche nel mio piccolo, io non sono un'atleta, sono una viaggiatrice, scrivo per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Non so se conosci a chi mi sono riferita. A Star Trek! Quindi, sempre nei miei libri che ormai scrivo da qualche tempo riproduco sempre questa stessa frase, che è esattamente quello che spinge ognuno ad arrivare ad un ulteriore supplemento di conoscenza della vita.

ZANDA. Va bene, aspetterò il tuo libro e sono veramente curioso di leggerlo.

SCARPONI. Ci puoi fare la foto con la maglietta che così ti divulghiamo?

ZANDA. È il minimo che posso fare. Lo faremo senz'altro dalla spiaggia del poeta e sarà molto bello farla.

SCARPONI. Grazie e ci sentiamo presto. Esci presto dall'ospedale.

ZANDA. Un abbraccio. Ciao!